Reiki e scienza

Reiki e scienza non sono due parole in antitesi tra loro anche se la visione materiale dell’Universo, visto come una gigantesca macchina, è una concezione che nasce nel 1700 con Isaac Newton e, nonostante sia stata confutata da quasi un secolo, ancora influenza la nostra cultura. In realtà è da tempo provato che tutto è fatto di energia, inclusi gli esseri umani, e che l’energia è l’unica realtà: c’è un unico campo di energia che pervade l’universo la cui parte percepibile dai nostri sensi viene chiamata “materia”.

 

NEWTON ADDIO

Reiki e scienza Isaac Newton

Isaac Newton, un vero e proprio genio vissuto più di tre secoli fa, descrisse magistralmente le leggi fisiche che regolano la realtà così come la conosciamo. Il tempo è lineare, la gravità ci fa cadere le mele in testa, c’è la materia e l’immateriale, prima considerato vuoto, poi riempito arbitrariamente di sostanze immaginarie per far quadrare i calcoli.
L’idea era che di questa materia fatta di atomi e particelle si poteva conoscere ogni caratteristica, bastava soltanto studiarla a fondo: essa era una realtà ben definita, con una sua propria identità completamente separata da chi la osservava. Questa cultura si è portata dietro l’idea che le persone sono separate fra loro, dalla natura, dagli animali, dalla terra, in antitesi alla maggior parte delle culture precedenti che ritenevano le persone e la natura strettamente unite fra loro (anche da noi: si pensi a S. Francesco e la sorella luna…). Ciò ha portato allo sfruttamento delle persone sulle persone e sulle risorse del pianeta.

Nei primi 30 anni del secolo scorso tuttavia Planck prima ed Einstein dopo posero le basi di una vera e propria rivoluzione, che sfociò nella celeberrima teoria della relatività di Einstein e la sua celebre formula: E = MC2 (E= energia; M=massa, materia; C= costante, pari alla velocità della luce). L’energia è uguale alla materia moltiplicato una costante, ovvero la materia e l’energia sono due volti della stessa realtà. La materia si può trasformare in energia e l’energia in materia. Possiamo calcolare con esattezza quanta materia corrisponde a una certa quantità di energia e viceversa.
Tale ipotesi è ormai ampiamente confermata da numerosi esperimenti scientifici. Si è riusciti a trasformare la materia in energia (ad es. nella bomba atomica in cui la materia si trasforma in energia, un’energia enorme e devastante), ma anche l’energia in materia (in alcuni esperimenti al CERN di Ginevra i fisici hanno “creato” materia condensando radiazioni cosmiche).

Così la materia perde quel valore di compattezza che per secoli aveva avuto nella fisica classica, ed acquista un valore più fluido: essa è principalmente energia che “appare” come qualcosa di compatto, ma non lo è nella sua natura più intrinseca.  Per dirla con Einstein: la materia è un’illusione, l’unica realtà è il campo di energia che forma l’universo. Con questa celebre frase Einstein ha riunito le parole Reiki e scienza in un colpo.
Infatti chiamiamo materia quel luogo del campo di energia che, essendo più intenso di una certa soglia, ci appare ai nostri limitati sensi. Ciò che i sensi non colgono, lo definiamo immateriale. Ma si tratta di un limite dei nostri sensi, esattamente come chiamiamo “silenzio” ciò che non cogliamo, essendo le onde sonore troppo deboli per essere colte dai nostri sensi; al contrario “rumore” è la definizione per quel campo sonoro che essendo sopra la soglia di sensibilità delle nostre orecchie, riusciamo a sentire. Un cane da caccia però avrebbe idee molto diverse dalle nostre! Dal punto di vista scientifico il silenzio in realtà non esiste, è un’illusione dovuta ai nostri sensi imperfetti (c’è un rumore di fondo in tutto l’universo).
Allo stesso modo, sempre dal punto di vista scientifico, la materia non esiste, perché materiale ed immateriale sono una distinzione soggettiva dovuta ai nostri sensi limitati: in realtà si tratta solo di un unico campo di energia con intensità diversa.

La materia e l’energia sono dunque due aspetti di una identica realtà.
Negli ultimi decenni gli esperimenti di diffusione ad alta energia ci hanno rivelato nel modo più straordinario la natura continuamente mutevole del mondo delle particelle: la materia si è dimostrata capace di trasformazione totale. Tutte le particelle possono essere trasformate in altre particelle, possono essere create dall’energia e possono scomparire in energia.
Nel contesto sopra descritto i concetti classici come “particella elementare”, “materia” o “oggetto isolato” hanno perduto il loro significato: l’intero universo appare come una rete dinamica di configurazioni di energia non separabili, ovvero un unico campo di energia che si manifesta in vario modo.
Reiki e scienza Einstein

Per comodità gli scienziati hanno dato nomi diversi alle varie lunghezze d’onda dell’energia che compone l’universo che ci circonda, come evidenziato in questa figura.

Chiamiamo “frequenze biocompatibili” quelle relative alla luce visibile ed agli infrarossi, in quanto al di sopra ed al di sotto di tali lunghezze d’onda le onde elettromagnetiche non sono adatte agli esseri umani e possono risultare anzi dannose (si pensi alle emissioni degli elettrodotti, oppure ai raggi X).

 

IL REIKI SECONDO EINSTEIN

Dunque se tutto nell’universo è fatto di energia, anche gli esseri umani, le piante, gli animali saranno fatti di energia.

Ogni corpo, vivente o meno, emette onde elettromagnetiche dalla lunghezza d’onda facilmente calcolabile (tramite la “Legge del corpo nero” che mette in relazione la temperatura dei corpi e la loro emissione di energia): questo vale anche per gli esseri umani, che emettono onde elettromagnetiche nello spettro degli infrarossi, con frequenza centrale di 9,4 micrometri. Per questo i militari utilizzano visori agli infrarossi per individuare i soldati nemici di notte ed ultimamente grazie alla discesa dei costi le telecamere agli infrarossi vengono comunemente utilizzate di notte dagli addetti alla sicurezza di palazzi ed aziende. E’ possibile vedere alcune foto a infrarossi fatte a persone prima e dopo aver preso il Reiki nella sezione foto a infrarossi nelle quali la differenza di emissioni è visibile.
Si potrebbe obiettare che quella è l’emissione e non corrisponde necessariamente all’energia che compone una persona: siccome però palesemente non possiamo essere fatti di radiazioni che ci fanno male (ad es. quelle ionizzanti: UVA e B, Raggi X, ecc.) ma solo di quelle biocompatibili, e se fossimo fatti di luce visibile per forza si dovrebbe notare al buio, non rimangono che gli infrarossi.

Dato che si parla di onde elettromagnetiche, e non di materia (illusione dei nostri sensi imperfetti) ecco che forzatamente le persone non finiscono dove le vediamo finire: quella è la parte materiale, ovvero la parte del nostro campo di energia dove questo è così intenso da apparire materiale ai nostri sensi limitati. E’ evidente che, così come una burrasca non può finire di colpo, ma le onde degraderanno gradualmente, così le onde elettromagnetiche così intense da apparirci come una persona non possono finire di colpo, degraderanno invece dolcemente intorno a noi. La parte di noi che i nostri sensi non colgono viene chiamata comunemente Aura.

Come la parte di energia tangibile è altamente organizzata (sistema nervoso, sistema circolatorio, ecc.) anche la parte intangibile verosimilmente lo sarà,  pensare che l’energia di una persona sia così tanto organizzata nella parte “fisica”, ovvero nella parte del campo percepito dai sensi umani, e disorganizzata o causale nella parte del campo da noi non percepita è evidentemente assurdo. Dunque chakra, canali energetici (ben conosciuti ed utilizzati ad es. da chi pratica shiatsu) ed altre schematizzazioni che nei secoli e nelle varie culture sono state codificate possono verosimilmente esistere, e se non fossero giuste quelle per forza ci saranno altri percorsi e sistemi preposti alla circolazione dell’energia nella parte a noi intangibile.

Praticando Reiki l’energia entrerà dalla sommità del capo e percorrerà una parte di tali canali energetici fino a giungere ai palmi delle mani, dai quali uscirà. In pratica quindi è come se il reikista avesse nelle mani due “phon ad infrarossi”, due forti emissioni di energia delle stesse lunghezze d’onda della curva ideale (in quanto, se non fosse chiaro, non sta dando la sua energia, ma la canalizza solamente). (1)

Spettro umanoSiccome lo stato di salute ideale corrisponde alla curva di Gauss della figura (“37° C”) e nella pratica ogni essere umano è una variante di quella curva, la malattia, in termini di energia, corrisponde all’allontanarsi da detta curva. Supponiamo infatti che giocando a pallone ci infortuniamo un ginocchio: in quel momento esso vibrerà ed emetterà frequenze assai diverse da quelle ideali descritte nel grafico. Il reikista posa le sue mani sopra il ginocchio, facendo scorrere Reiki come insegnatogli, ed inonda il ginocchio delle onde elettromagnetiche corrispondenti ad un ginocchio sano (la curva del grafico). Tali onde influenzeranno il campo di energia del ginocchio, finché, insistendo per un tempo adeguato, il ginocchio sarà tornato a vibrare alle frequenze corrispondenti alla salute, quelle della curva qui a sinistra: a quel punto il ginocchio sarà guarito. Biologicamente potrebbe aver bisogno di tempo affinché la pelle si ricostituisca, ma siccome vibra delle frequenze giuste potrà correre come prima dell’incidente, o anche meglio.

Questo è ciò che succede facendo Reiki. La stessa cosa avremmo potuto dirla rispetto alla psiche, sulla quale il Reiki solitamente agisce ancora più in fretta.

E’ interessante notare come le cure basate sull’irradiazione del paziente con onde elettromagnetiche biocompatibili, prodotte da appositi macchinari, inizino ad essere usate negli ospedali (da non confondersi con le radiazioni di frequenza superiore all’infrarosso, le così dette radiazioni ionizzanti, utilizzate da tempo in medicina come terapia anti-tumore od altro). Nell’Ospedale Molinette di Torino in particolare è in funzione una macchina di questo tipo per il trattamento delle più varie patologie: dall’artrosi, coxartrosi, meniscosi, alle fratture ed all’insonnia cronica. Una verifica sperimentale effettuata su 706 pazienti per saggiare il grado di efficacia della cura mediante onde elettromagnetiche ha rilevato nel 97% dei casi una risoluzione della sintomatologia che è rimasta stabile ai controlli a distanza di sei mesi della cessazione della terapia (2). Un analogo studio è stato portato a termine nel 1998 dall’Università di Bologna sulle patologie del rachide, con risultato positivo nella stessa percentuale di casi (3).

Per informarsi rispetto alle ricerche scientifiche sul Reiki: leggi gli studi controllati sull’efficacia del Reiki

Un sentito ringraziamento al Dott. G. Careglio, reikista appassionato e fisico ricercatore di grande esperienza, senza la cui collaborazione sarebbe stata impossibile la redazione di questo capitolo.

NOTE

(1) Perché allora dalle mani dell’operatore Reiki non esce anche luce visibile, ma solo radiazioni infrarosse? Anche questo fenomeno è spiegato da leggi fisiche ben note: più di un secolo fa era nota la regola di George G. Stokes secondo cui la frequenza della luce emessa da una sostanza luminescente non può essere maggiore di quella della luce incidente. La teoria dei quanti di Einstein riuscì a spiegare questo risultato, con la cosiddetta “Legge della fotoluminescenza“, secondo la quale “se la sostanza fotoluminescente non va considerata sorgente continua di energia, l’energia di un quanto di energia emesso non può essere, in base al principio della conservazione dell’energia, più grande di quella di un quanto di energia incidente…” che in pratica vuol dire che le onde elettromagnetiche, quando attraversano una sostanza che non sia essa stessa sorgente autonoma di energia (il corpo umano non lo è) devono per forza uscire con una frequenza minore. Siccome noi siamo compatibili, in ordine di frequenza, con la luce visibile, gli infrarossi corti e quelli lunghi, per forza nelle emissioni del reikista la luce visibile non ci sarà (sarà trasformata in infrarossi, che hanno frequenza minore).

(2) Per ulteriori informazioni: Dott. S. Brogli, Div. Ortopedia dell’Ospedale Molinette di Torino.

(3) Università di Bologna, Dipartimento di Fisiologia umana e generale: “Effetti di una nuova terapia fisica su patologie del rachide, nell’uomo” – E. Riva Sanseverino, P. Castellacci.