Gli effetti psicologici del lockdown: quale aiuto può dare il Reiki

Gli effetti della pandemia e del lockdown che abbiamo dovuto “agire” per la sicurezza anti-Covid si fanno ancora sentire, non solo in termini economici, ma anche sulla psiche e il comportamento delle persone. Scopriamo il ruolo del Reiki come strumento di supporto.

La letteratura scientifica internazionale ci dice che circa il 20% della popolazione adulta ha sviluppato nel periodo di lockdown problematiche psicologiche clinicamente significative (prevalentemente depressione, ansia, disturbi del sonno e sintomi del disturbo da stress post-traumatico), con un maggiore impatto sugli individui già più fragili. Chiusi in casa, da un giorno all’altro, tra smartworking e figli da seguire, aggrappati al cellulare, preoccupati per i genitori spesso lontani, privati a volte delle proprie certezze professionali, delle attività sportive, ricreative, spirituali, delle proprie relazioni affettive. Con la paura del contagio e le proprie fragilità, ovviamente acuite e amplificate da privazioni sociali e da informazioni non sempre lineari. Per far fronte a questa ulteriore emergenza sanitaria, sono stati attivati sul territorio nazionale diversi servizi per il sostegno psicologico alla popolazione, con l’obiettivo di intercettare e contenere il più possibile questi sintomi di disagio

Per chiarezza con il termine “lockdown” intendiamo “isolamento, chiusura, blocco d’emergenza”; usato anche come agg., “separato e isolato dall’esterno al fine di essere protetto” (Treccani). Genericamente con tale parola inglese si definisce un protocollo di emergenza, avviato dalle autorità, che impedisce alle persone di muoversi da una determinata area, allo scopo di salvaguardarne la salute e/o la vita stessa.
Altra cosa è la quarantena, che è un modo per separare e limitare i contatti tra persone che sono state esposte a una malattia e sono a rischio di trasmetterla.

A livello di letteratura scientifica internazionale i primi studi sui possibili esiti psicopatologici del lockdown sono stati pubblicati a partire da Febbraio 2020, attraverso articolate disamine degli esiti di precedenti misure di contenimento e attraverso la pubblicazione delle prime ricerche effettuate in Cina.
Tutti questi studi concordano sul fatto che una minoranza significativa di individui (20%) sottoposti a misure di lockdown sperimenta livelli clinici di distress psicologico che si può manifestare in termini di depressione, ansia e/o disturbo da stress post-traumatico.

Uno studio italiano condotto su un campione di 1515 persone ha stimato che, durante il lockdown, la prevalenza di depressione e ansia nella popolazione italiana è stata rispettivamente del 24,7% e del 23,2%.
Il 42,2% dei soggetti ha avuto disturbi del sonno e, tra questi, il 17,4% ha riferito insonnia moderata/grave.
Fonte: Gualano M.R, Lo Moro G, Voglino G, Bert F, Siliquini R, Effects of Covid-19 Lockdown on Mental Health and Sleep Disturbances in Italy, Int J Environ Res Public Health 2020 Jul 2;17(13):4779

Con la pandemia si è instaurata una nuova routine all’interno delle mura domestiche, percepita come protettiva rispetto ad una minaccia esterna che ha determinato quella che è stata definita “sindrome della capanna”.
Tale sindrome (non ancora completamente riconosciuta a livello scientifico) era segnalata già nel ‘900, epoca della corsa all’oro negli Stati Uniti durante la quale i cercatori erano costretti a passare mesi interi all’interno di una capanna. La sindrome della capanna è collegata ad un lungo periodo di isolamento ed è caratterizzata da sentimenti di paura, ansia, irritabilità, rifiuto di tornare alla normalità, sfiducia nei confronti del prossimo e desiderio di rimanere costantemente nel proprio rifugio quotidiano. Nell’epoca dell’incertezza le persone, dopo il deconfinamento, fanno fatica a ritrovare il proprio posto nel mondo.

FONTE: 
Gli effetti psicologici del lockdown sugli adulti: cosa è successo in Italia e nel mondo” di Marilena Apuzzo (Dirigente Medico di Psichiatria, Psicoterapeuta) e Federica Galli (Psicologa Clinica, Psicoterapeuta, Ricercatrice)

Il supporto del Reiki dopo il lockdown

Rispetto a tutti i validissimi strumenti psicologici e psicoterapeutici a cui la persona può accedere, il Reiki si pone come una tecnica complementare e integrativa. Si tratta, quindi, di una risorsa in più che la persona in difficoltà può utilizzare (anche in autonomia) per ripristinare il proprio equilibrio psico-fisico.
Diversi studi scientifici hanno, infatti, dimostrato i benefici del Reiki sugli aspetti fisici come il dolore, l’emicrania e l’insonnia ma anche sugli stati mentali.
Molte delle persone che richiedono trattamenti Reiki o decidono di frequentare un corso per apprendere la tecnica lamentano problemi come ansia, attacchi di panico, depressione.

La persona può sfruttare i benefici del Reiki scegliendo di ricevere trattamenti in presenza o a distanza, ma meglio ancora può decidere di apprendere la tecnica in un Corso Reiki di primo livello in modo da poter realizzare auto-trattamenti in autonomia.

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