L’utilizzo del Reiki per i sopravvissuti alle torture di Sarajevo

Nel 2001 sulla rivista Complementary Therapies in Nursing & Midwifery (vol.7, n.1) è stato pubblicato l’articolo “Working with survivors of torture in Sarajevo with Reiki” che descrive uno studio condotto in un centro per superstiti di torture a Sarajevo finalizzato a verificare gli effetti del Reiki su quel tipo di target. L’autrice, Pat Kennedy (infermiera ed insegnante Reiki) ha lavorato con un’organizzazione benefica con sede nel Regno Unito il cui obiettivo era offrire sollievo a quegli individui che erano stati devastati dalla guerra in Bosnia.

Inizialmente, i membri dello staff sono stati trattati con il Reiki per il fenomeno del “trauma vicario”, una condizione in cui i fornitori di assistenza assorbono i sentimenti traumatici delle vittime. Non gestita, questa condizione aveva portato a esaurimenti nervosi. Il Reiki, riconosciuto anche come bioenergia, veniva somministrato insieme ad altre tecniche complementari.
Dopo aver osservato il miglioramento nei livelli di stress e nella qualità del sonno con il personale dello staff, i trattamenti sono stati estesi ai pazienti sopravvissuti a diverse forme di tortura.
La Kennedy racconta “Mentre lavoravo come infermiera a Sarajevo, ho avuto l’opportunità di operare in una situazione sperimentale in un centro per sopravvissuti alla tortura. Questa esperienza ha comportato un ripensamento delle posizioni tradizionali delle mani usate nel Reiki, della musica e del setting in generale. È stata una grande sfida e una cosa che mi ha fatto molto piacere. Le persone con cui ho lavorato sono state meravigliose, e i cambiamenti in loro nel periodo di trattamento sono stati molto positivi. I membri dello staff del centro erano entusiasti. Ero davvero felice ma, molto più importante, i pazienti lo erano. Il ghiaccio è stato rotto e spero che questo possa essere utile per altri pazienti traumatizzati“.

La Kennedy descrive una seduta in cui la paziente aveva ferite fisiche che la facevano zoppicare, oltre a problemi psicologici. In genere, la maggior parte dei pazienti assumeva antidepressivi e sonniferi e manifestava disequilibri nel sistema endocrino. Durante la sessione di Reiki svolta in silenzio, la paziente si addormentò. Al risveglio, la paziente riconosceva il calore intenso delle mani della Kennedy ma “sentiva che aveva prosciugato tutti i fardelli pesanti dentro di lei e si sentiva come riempita di aria“. In un’altra sessione, la paziente entrò molto provata ricordando un vicino che l’aveva consegnata ai soldati serbi. I soldati l’avevano torturata. Ancora una volta, non c’erano parole da poter utilizzare. La Kennedy racconta: “A quel punto tutto ciò che potevo fare era stare lì con le mie mani e lasciare che il Reiki facesse il resto“. Per un periodo di quattro mesi, la paziente ha smesso di prendere sonniferi, ridotto l’assunzione di antidolorifici e migliorato la sua capacità di deambulazione. Rispetto alla misurazione dei benefici psicologici, La Kennedy racconta: “Il suo sorriso diceva tutto, era così rilassata e felice…“.

La conclusione della Kennedy è stata che il Reiki ha aiutato i pazienti in modi “pratici, rilassanti, non invasivi, semplici e convenienti in termini di costi“. Nel racconto dell’esperienza viene delineato un parallelismo con i medici e gli infermieri quando usano la loro intuizione per capire se un paziente è migliorato. La Kennedy si chiede retoricamente se non è forse corretto formulare tali presupposti senza la prova empirica di una macchina e una misurazione che lo attesti. Certo che sì. Nello stesso modo reputa che il Reiki evidenzi i suoi effetti e benefici. Essendo sia un’infermiera che una terapista, la Kennedy ritiene che il Reiki possa “lavorare a fianco della medicina allopatica, se gliene viene data la possibilità: il Reiki non è una minaccia per la medicina ma una risorsa“.
Il punto debole dell’esperienza è che non è stato possibile misurare il vero impatto dell’effetto del Reiki nel tempo. I traumi psicologici derivanti dalla guerra e dalla tortura sono questioni complesse che in genere non vengono risolte in un mese. Il sentirsi meglio e il sollievo rispetto ai sintomi, non sono necessariamente sinonimi dello stare meglio.

L’esperienza è stata raccontata all’interno del libro “Spirits of the Lesser Gods: A Critical Examination of Reiki and Christ-Centered Healing” di Rhonda J. McClenton (2007, pag.179-180) e pubblicata anche su PubMed.

Consulta gli altri studi sul Reiki.

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