Reiki ai caregivers: prendersi cura di chi assiste i malati gravi

Per la sua semplicità e versatilità il Reiki risulta essere una tecnica davvero utile per chi assiste familiari e amici gravemente malati.Quando una persona cara diventa malata cronica o terminale capita che sia proprio il caregiver più vicino a diventare il malato silenzioso, sperimentando un senso di esaurimento, frustrazione, disperazione.

Spesso accudire qualcuno con difficoltà, comporta grossi costi affettivi, emotivi ed economici.
Il caregiver (letteralmente dall’inglese, “colui/colei che offre cura”) è una persona che assiste chi è affetto da patologia cronico-degenerativa od oncologica). Spesso si tratta di una donna e può essere di 2 tipi: informale o formale. Nel primo caso si tratta di persone che in ambito domestico/familiare (ma non necessariamente perché possono essere anche amici) assistono un familiare a titolo gratuito. Nel secondo caso invece il caregiver è “istituzionale” e svolge una vera e propria attività codificata: un lavoro pagato in alcuni casi (badanti, assistenti, accompagnatori, operatori sanitari) o un’attività di volontariato.

Lo stress e i problemi dei caregivers

Nel 2009 la ricercatrice Elizabeth Blackburn ha vinto il Premio Nobel per la Medicina con uno studio che ha scientificamente dimostrato come lo stress al quale sono sottoposti i caregiver familiari riduce le loro aspettative di vita dai 9 ai 17 anni rispetto al resto della popolazione.
Vi sono molti studi e statistiche statunitensi sull’accudimento, ad esempio il “Caregiving Appraisal Scale” di M. Powell Lawton, Miriam Moss, Christine Hoffman e Margaret Perkinson (2000), che sonda i sentimenti e il vissuto dei caregivers. E ciò che emerge è che il caregiver prova rabbia, stanchezza, senso di colpa (per il timore di non essere adeguato al compito), o percezione di una propria supposta e percepita “inutilità”.
In maniera molto semplice e diretta la tensione del caregiver è facilmente manifestabile anche sul piano fisico (già provato dalle incombenze pratiche) ed è quindi più facile trovare in questi soggetti problemi gastrici, mal di testa, dolori dovuti magari anche alle manovre pesanti che attuano, e tutta una serie di disfunzioni immunitarie e problematiche che spesso derivano anche dal non avere tempo e risorse per poter curare se stessi.
Dal punto di vista psicologico sono i sintomi depressivi e i problemi d’ansia il vissuto più diffuso nel caregiving, fattori che comunque dipendono da alcune variabili: l’età (un giovane è più in grado di gestire e maneggiare la cura quotidiana); lo stato socio-economico (chi ha più denaro può meglio organizzarsi e talvolta delegare alcune incombenze); la capacità di reperire informazioni del caregiver (più si può capire e comprendere più si ha la sensazione di aver un minimo di controllo sulla situazione).

Se sei un caregiver  è molto probabile quindi che tu ti accorga di alcuni segnali tipici:

  • Hai molo meno energia di una volta
  • Ti becchi ogni malanno ed influenza che c’è in giro
  • Sei costantemente esaurito anche dopo aver dormito o fatto una pausa
  • Trascuri le tue esigenze sia perché sei troppo occupato ma anche perchè ti interessano di meno
  • La tua vita ruota attorno alla cura ma questo non ti porta grande soddisfazione
  • Hai difficoltà a rilassarti e riposarti anche quando lo potresti fare o è disponibile un aiuto
  • Sei sempre più impaziente e irritabile con la persona di cui ti stai occupando
  • Ti senti impotente e senza speranza

Gli effetti negativi dello stress a cui è sottoposto un caregiver possono portare alla vera e propria Sindrome di Burnout.

Essere caregiver insomma è una grande responsabilità e può comportare enorme fatica, per questo mantenere alto il proprio umore e cercare di preservare la propria salute ed uno stato di benessere è indispensabile per poter essere il miglior aiuto. Una tazza vuota non può dissetare gli altri.

Quali sono i benefici del Reiki per i caregivers?

Il Reiki può davvero rappresentare uno strumento utile grazie anche alla sua caratteristica più peculiare: essere una pratica doppia. Poter essere, cioè, contemporaneamente sia una pratica personale per il proprio benessere e per contrastare il burnout, che una tecnica da utilizzare per alleviare le sofferenze delle persone care a cui stiamo vicino. Non esistono in effetti moltissime tecniche con le quali riuscire ad ottenere entrambi questi obiettivi.
Al di là dei risultati e benefici che è possibile ottenere sia su di sè che sul proprio caro ammalato, il maggiore vantaggio di utilizzare il Reiki in questi casi riguarda soprattutto il concetto di empowerment: la capacità personale di padroneggiare una situazione.
Col termine empowerment si intende un processo di crescita e di autoaffermazione conseguito attraverso la presa di coscienza di sé, dei propri diritti e bisogni, finalizzato a far emergere le risorse latenti di ciascun individuo affinché possa disporre consapevolmente del proprio potenziale. Il Reiki diviene un modo per prendersi cura di sè, volersi bene, migliorare il proprio benessere.
Dall’altro lato il senso di impotenza che spesso è associato all’assistere una persona gravemente ammalata (soprattutto quando la patologia è cronico-degenerativa od oncologica in stato avanzato) può innescare un dis-empowerment che il Reiki può notevolmente alleviare. Avere uno strumento semplice, versatile e sempre a portata di mano per portare sollievo all’altro offre al caregiver la possibilità di sentirsi realmente utile e di poter far qualcosa anche in situazioni spesso disperate dove non resta da fare molto (per esempio nell’accompagnamento alla morte).

Come il caregiver può utilizzare il Reiki?

La soluzione migliore rimane quella di frequentare un Corso Reiki per rendersi autonomi e poter così realizzare auto-trattamenti a se stessi e trattamenti ai propri cari. Rispetto a questo ci sono studi che testimoniano i benefici del Reiki per i caregivers.
Se il caregiver non se la sente, non ha tempo oppure il corso da frequentare non è immediatamente disponibile, può ricevere dei Trattamenti Reiki. Questa opzione risulta preziosa soprattutto se siamo in presenza di una situazione “d’emergenza” (il burnout è ormai vicino o già presente) e occorre correre il più velocemente possibile ai ripari (adottando ovviamente ogni altro strumento, terapia ed azione necessaria oltre al Reiki).
Un’altra opzione possibile è anche quella di sfruttare la possibilità di effettuare Trattamenti Reiki a Distanza da aggiungere a quelli in presenza o da sostituire ad essi se manca il tempo materiale. Occorre tener presente in ogni caso che il trattamento in presenza assume anche un significato simbolico molto forte da non sottovalutare per un caregiver nel rapporto con il proprio caro. Per questo motivo è importante utilizzare i trattamenti a distanza più come “dosaggi” ulteriori che come sessioni sostitutive di un trattamento standard.
L’auto-trattamento Reiki chiaramente può essere molto utile anche a prevenire il peggioramento della situazione evitando di arrivare a “bruciarsi”. Con il Reiki si sa, prima si inizia la pratica più è facile aiutare se stessi a ripristinare l’equilibrio.
Infine, nei casi in cui il caregiver si senta davvero “perso”, stia affrontando decisioni molto importanti per sè e per il suo caro oppure abbia da poco perso la persona di cui si prendeva cura, può risultare utile un trattamento particolare: l’Allineamento Reiki.

Se sei un caregiver? Prenditi cura di te stesso e dei tuoi cari frequentando un Corso Reiki di primo livello!

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