Il Reiki per le cure palliative come accompagnamento nel fine vita

Il Reiki è un ottimo strumento per aiutare, con delicatezza e semplicità, le persone nell’accompagnamento alla morte e nella transizione oltre il fine vita. L’Organizzazione Mondiale della Sanità afferma che le cure palliative debbano considerare la morte un processo normale, non affrettare né posporre la morte, fornire sollievo dal dolore, integrare nella cura gli aspetti psicologici e spirituali, aiutare i pazienti a vivere quanto più attivamente possibile fino alla morte, supportare la famiglia durante la malattia e nel loro lutto. Il Reiki sostiene e migliora il conseguimento di questi scopi. Ecco come…

Il Reiki e la visione della morte
Noi tutti moriamo, ma viviamo in una cultura che teme la morte e in generale cerca di nascondere la morte alla vista del pubblico. Si evita di pensare o di prepararci alla nostra morte e a quella dei nostri cari, quindi non è poi così sorprendente che molte persone combattono la morte quando arriva il momento. Il mondo occidentale in genere tratta il tema della morte come tabù, come qualcosa di cui non si deve parlare. In Asia, nelle filosofie orientali ed in molte culture antiche invece la morte è considerata parte integrante e naturale della vita. A volte la morte è il risultato della mancanza di salute e guarigione. Ma la morte, in sé e per sé, è un processo naturale. E come qualsiasi processo naturale può essere aiutato e sostenuto portando l’energia Reiki.

Il ruolo del Reiki nel fine vita
Quando parliamo di cure palliative l’utilizzo del Reiki non è finalizzato a “guarire” la persona, ma del resto questo è vero anche per l’impiego del Reiki in generale. Nel fine vita il ruolo del Reiki è quello di sostenere la transizione. Il lavoro energetico non può indurre qualcuno ad accelerare la transizione prima del tempo né tenere qualcuno ancora qui se è arrivato il suo tempo. Quello che il Reiki può fare è supportare e facilitare quella specifica anima andando nella direzione del suo massimo bene e di ciò che gli occorre. Con la pratica del Reiki è possibile facilitare  l’auto-guarigione di qualcuno anche se non c’è alcun cambiamento nel suo stato fisico o se non è possibile ritardarne la morte. A volte l’unica guarigione possibile è utilizzare l’energia Reiki affinché il morente sia in grado di lasciar andare questa vita con uno spirito in pace
Non sempre si tratta di aiutare qualcuno a stare meglio in senso fisico. Un operatore Reiki può essere utile per facilitare il processo della morte. Il superamento della dimensione fisica è in realtà la guarigione definitiva e rappresenta una parte integrante della naturale progressione dell’anima. Il Reiki non interferisce mai con la vita, la morte e le scelte di un individuo. Durante l’utilizzo del Reiki non si augura a qualcuno di morire. A differenza di altre forme di terapia, non v’è alcun tentativo di controllare o dirigere in un senso o in un altro il processo di guarigione, sia essa fisica, mentale o spirituale. Naturalmente è importante abbandonare l’attaccamento ai risultati quando si usa la tecnica Reiki. Il Reiki opererà sempre “per il massimo bene della persona e di tutti”. A volte le persone muoiono in fretta dopo la pratica del Reiki, altre volte vivono ancora per mesi. Lo scopo del Reiki è supportare le persone nella loro transizione con meno dolore possibile e con la massima pace interiore.

L’uso del Reiki supporta le Cure palliative e contribuisce a creare un clima spirituale anche nel contesto sanitario, in ospedale, negli hospice.
La tecnica Reiki diminuisce gli effetti collaterali dei farmaci e delle procedure mediche. Spesso riesce ad alleviare il dolore riducendo la necessità di antidolorifici pesanti e dando così al paziente una lucidità mentale maggiore in modo da capire cosa sta succedendo.
Numerosi studi e ricerche attestano i benefici dell’utilizzo di questa tecnica come integrazione delle cure palliative e nel fine vita.

Come utilizzare il Reiki con persone morenti? 
La tecnica Reiki può essere impiegata con persone che stanno morendo in hospice, in ospedale o in casa propria. Un numero crescente di ospedali e strutture hospice stanno offrendo Reiki ai loro pazienti attraverso personale addestrato professionale e/o volontario. In ogni caso per portare il Reiki in ospedale o in programmi hospice occorre capire prima cosa è o non è consentito in quella particolare struttura perché le differenze da setting a setting possono essere anche molto pronunciate.
E’ possibile trattare con il Reiki qualsiasi parte del corpo della persona soprattutto quelle particolarmente dolenti allo scopo di alleviare il disagio fisico. Il tocco leggero della tecnica Reiki in genere non crea problemi ma se la persona è molto sofferente dal punto di vista fisico è sempre possibile tenere la mani qualche centimetro dal corpo.
Un’ottima soluzione è quella di tenere la mano della persona per offrirle sostegno emotivo e consentire al Reiki di fluire, attraverso quel collegamento, ovunque sia necessario. Il senso di connessione e comfort che proviene da questo gesto della nostra mano è molto potente.
Posizionare le mani sulle spalle del paziente mentre è seduto può essere un facile punto di accesso che fa giungere l’energia in tutto il corpo.
Tenendo presente che man mano che la persona si avvicina alla morte i vari centri energetici (chakra) si “spegneranno” partendo dai primi che si sono formati alla nascita (dal 1° al 7°), nell’ultimo periodo è consigliabile evitare le posizioni dei chakra inferiori e via via salire verso la sommità della testa, punto dove molte tradizioni spirituali sostengono che l’anima lascerà il corpo.
Il Reiki a distanza risulta particolarmente utile nei casi in cui:
– non sia possibile essere presenti fisicamente;
– anche se in zona, non sia possibile avvicinare la persona;
– trattare frequentemente e per lunghi periodi una persona magari allettata sia faticoso/scomodo per l’operatore Reiki.

Il Reiki ai caregivers
Il Reiki può essere utilizzato anche con i caregivers formali ed informali. Assistere ed essere vicino ad una persona morente può essere un’esperienza molto forte e stressante. Molti dipendenti degli hospice trovano che riceve Reiki può aiutarli ad affrontare lo stress e la tristezza che il tipo di lavoro comporta (alcuni sono supportati in vere e proprie sindromi di burn-out). Per quanto riguarda invece i caregivers che stanno fornendo assistenza ai loro cari a casa durante questo periodo, lo stress è amplificato dal dolore che stanno vivendo per la perdita imminente di qualcuno che amano. Trattare con il Reiki familiari e caregivers informali, così come la persona che sta morendo, può essere di grande beneficio permettendo a tutti di avvicinarsi all’ora della morte con la maggior quantità di pace e serenità possibile per loro. Se  il caregiver è un reikista occorre mantenere la propria pratica di auto-trattamenti durante questo periodo ma anche considerare che il processo di trattare con il Reiki la persona cara, indirettamente rappresenta anche una piccola forma di auto-trattamento.

Il Reiki nel lutto
Il Reiki è anche una fonte importante di guarigione emotiva e può essere di grande aiuto durante il periodo del lutto. Anche se il Reiki non elimina il dolore né annulla la perdita, può contribuire a facilitare il processo e aiutare le persone a lasciar andare. 

E quando a lasciarci sono i nostri amici pelosi…
Tutto ciò che abbiamo detto precedentemente si applica ovviamente anche nei casi in cui ad ammalarsi gravemente sia un animale, magari il nostro amato cane o gatto. La tecnica Reiki rappresenta un ottimo strumento da utilizzare con i nostri amici pelosi piccoli e grandi. Possiamo quindi accompagnarli nel fine vita attraverso il Reiki agli animali.

Sei un operatore sanitario, un ammalato, un caregiver che assiste come familiare/amico una persona ammalata? Trova un supporto per te stesso e/o chi stai assistendo ricevendo Trattamenti Reiki o frequentando un Corso Reiki di Primo Livello.

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