Reiki e infermieri: quando le tecniche complementari aiutano ad assistere

Tra le pratiche complementari e sinergiche rispetto alla medicina tradizionale, il Reiki è, per la semplicità di utilizzo e facilità nell’apprendimento, una di quelle più diffuse. Soprattutto tra gli operatori sanitari che svolgono la loro attività come infermieri…

La visione olistica della persona ben si colloca nella cultura della pratica infermieristica, non per niente è da sempre una delle caratteristiche principali di una valida assistenza infermieristica essendo la base del modello del nursing sin dai tempi della Nightingale.
Sempre più di frequente le tecniche complementari si accostano e cooperano con la medicina convenzionale. Anche nella pratica infermieristica (vedi Gruppo di lavoro cure Complementari della Federazione Ipasvi, 2002) dove i modelli assistenziali basati sulla centralità e l’alleanza con l’assistito mettono in evidenza il concetto del prendersi cura “in modo olistico”, si è sempre più affermato un crescente interesse verso alcune tecniche e metodi che però richiedono da parte dei professionisti dell’assistenza l’acquisizione di maggiori conoscenze, di evidenze e di esperienze che testimoniano i benefici di tali discipline in particolare nella gestione del dolore.

Il Reiki fa parte delle Healing Touch ed è una delle medicine complementari più studiate scientificamente e clinicamente a livello internazionale. Il National Center For Complementary and Integrative Health (NCCAM), l’ente americano che studia e censisce le medicine non convenzionali, nel 2006 ha definito il Reiki come “un metodo complementare per la salute in cui l’operatore posiziona o avvicina delicatamente le proprie mani al corpo della persona con l’obiettivo di facilitarne la guarigione“.

I vantaggi del Reiki nei contesti sanitari sono davvero molti:

  • non presenta alcun effetto collaterale;
  • è una tecnica standardizzabile e riproducibile;
  • può essere appresa facilmente tramite una formazione specifica (un corso della durata di circa 13 ore disponibile in molte città italiane);
  • è praticabile sia in ospedale e nelle strutture sanitarie ma anche presso il domicilio del paziente;
  • non intralcia la quotidiana attività infermieristica ed è compatibile con essa;
  • non si usano aghi o strumenti particolari che possano in qualche modo nuocere al paziente o complicarne la sua gestione;
  • prevede l’autotrattamento (self-help) fornendo al personale addetto all’assistenza uno strumento utile per la riduzione della stanchezza fisica ed emotiva, dell’ansia da prestazione, della depressione e del senso di impotenza (burnout).

È opportuno specificare che non si tratta di un sistema terapeutico da usare per guarire specifiche patologie, ma di una tecnica di supporto alla medicina allopatica al fine di velocizzare e ottimizzare il naturale processo di autoguarigione e ridurre l’utilizzo dei farmaci per una migliore compliance dell’utente. Il Reiki può essere affiancato alle terapie convenzionali senza rischio di controindicazioni o interazioni con qualsiasi altro tipo di farmaco o trattamento.

Nel rapporto “Traditional Medicine Strategy 2014-2023”, l’OMS sollecita gli Stati ad integrare le medicine complementari nei sistemi sanitari nazionali facilitandone l’accesso a tutti.
Già in un rapporto tecnico del 1996 l’OMS scriveva: “gli infermieri di tutto il mondo sono divenuti sempre più consapevoli del fatto che ampi gruppi di popolazione in ogni paese stanno usando approcci tradizionali (che fanno riferimento alle varie etnie e culture) e complementari per mantenere o recuperare la propria salute. In molti luoghi gli infermieri sono stati innovatori di questo movimento. Nei paesi industrializzati si stima che circa la metà della popolazione ricorra regolarmente ad approcci sanitari complementari. Nei paesi in transizione e in quelli in via di sviluppo la percentuale è addirittura superiore. Alcuni di questi approcci complementari possono far parte di un piano terapeutico con il paziente se sono appropriati e accettabili. Il tocco terapeutico, l’uso di infusi, il massaggio ed altri approcci complementari possono favorire l’assistenza infermieristica. Il personale infermieristico deve essere preparato a guidare i clienti nella scelta tra i differenti approcci assistenziali, complementari e tradizionali. La formazione dovrebbe mettere gli infermieri in condizione di capire i diversi approcci, la loro compatibilità con altre forme di cura e la loro accettabilità in seno alla tradizione culturale. Gli infermieri condividono la responsabilità di essere aperti e consapevoli circa tutto ciò che attiene all’assistenza sanitaria in cui lavorano” (OMS, Ginevra 1996).

L’American Nurse Association (ANA) che rappresenta la più importante organizzazione professionale a livello mondiale ed è impegnata a definire scopi e standard di tale attività, sottolinea l’importanza dell’approccio sistemico definendo l’assistenza infermieristica olistica una specialità del nursing, dotata di uno specifico background scientifico, di conoscenze, competenze, pratiche professionali, formazione e ricerca specifici.

Numerosi sono ormai gli studi che approfondiscono i benefici della pratica Reiki per la professione dell’infermiere sia per offrire cure e assistenza migliore ai propri pazienti ma anche per gestire al meglio lo stress ed il rischio di burnout tipico di questa attività lavorativa.
In particolare ne citiamo alcuni italiani:

Mara Giunta, infermiera specializzata in medicina integrata, testimoniaIl Reiki, che utilizzo da più di trent’anni e sul quale sono ormai numerosissime le ricerche scientifiche, è utilizzato soprattutto per diminuire il dolore e quindi l’uso di farmaci antidolorifici in diverse patologie croniche (fibromialgia, cefalea, insonnia) e acute (dolore postoperatorio, dolori legati ad infiammazioni); inoltre, è largamente usato in ambito oncologico, per diminuire gli effetti collaterali dei farmaci chemioterapici” (Fonte: intervista)

Leggi la dettagliata testimonianza di Karen M. Pischke, infermiera americana che ha portato il Reiki nelle istituzioni sanitarie.

Il Collegio Ipasvi di Genova ha fatto da apripista in Italia per lo studio di tale tecnica ed ha inserito il Reiki nella formazione degli infermieri.

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