Il Reiki negli ospedali: stato dell’arte e nuove prospettive per il futuro

Da tempo il Reiki si è diffuso negli ospedali di tutto il mondo, ma qual è la situazione attuale e cosa ci aspetta per il futuro?
Cerchiamo di capirlo attraverso le parole di Pamela Miles una famosa esperta di Reiki nei contesti sanitari (Master Reiki, scrittrice, divulgatrice, formatrice, consulente per molte prestigiose istituzioni sanitarie). Pamela passa in rassegna l’uso di questa tecnica negli ospedali statunitensi in un articolo scritto nel 2017. Anche se la fotografia e le considerazioni fatte dalla Miles riguardano gli Stati Uniti in realtà ci offrono interessanti spunti anche per la nostra realtà italiana.

La situazione del Reiki negli ospedali
È impossibile dire quanto e dove il Reiki è presente negli ospedali e questo per molte ragioni a cominciare dalla mancanza di un registro vero e proprio. I programmi di Reiki vanno e vengono parallelamente ai finanziamenti concessi e ai cambiamenti del personale. Inoltre il Reiki non è necessariamente offerto tramite programmi formali e dedicati o come parte delle attività di un reparto di medicina integrativa. Il Reiki negli ospedali è talvolta utilizzato dagli infermieri mentre toccano i pazienti durante le cure di routine (addestrati al Reiki nei programmi ospedalieri oppure che hanno frequentato un corso per conto proprio). Ma in genere gli infermieri portano conforto ai pazienti con piccoli momenti di Reiki o al massimo con trattamenti molto modificati e adattati alla situazione medica. Gli infermieri di reparto in genere sono sovraccarichi e non hanno il tempo di realizzare un trattamento Reiki vero e proprio. Quando il trattamento completo di Reiki viene offerto in ospedale è generalmente fatto da volontari. Gli operatori che praticano Reiki negli ospedali raramente vengono pagati.

La formazione al Reiki del personale ospedaliero
Alcuni ospedali offrono formazione Reiki al personale e alcuni offrono formazione anche alla comunità. Gli ospedali che introducono il Reiki portano visibilità e credibilità a una pratica spesso fraintesa e sottovalutata. Sembrerebbe una buona cosa, vero? Secondo Pamela Miles, sì e no. A suo parere, l’ospedale è un ambiente in cui la pratica Reiki può essere fraintesa. Il personale ospedaliero in genere limita e “costringe” la pratica all’interno del paradigma medico convenzionale e raramente guarda più in profondità. Questo non presenta problemi per il trattamento di Reiki in sè dato che le persone possono ricevere (e realizzare) un trattamento tecnicamente efficace anche senza comprendere la portata del Reiki. Diventa invece un problema rispetto alla formazione Reiki. Un insegnante esperto non può trasmettere qualcosa che non comprende profondamente. Alcuni ospedali contano su membri del personale che sono diventati insegnanti Reiki. Questo ha senso perchè il personale conosce la cultura ed i sistemi dell’ospedale. Tuttavia i fornitori di servizi sanitari autorizzati integrati nel paradigma medico convenzionale hanno maggiori probabilità di essersi formati al Reiki più velocemente. Essi hanno anche meno probabilità di impegnarsi nella pratica quotidiana di Reiki, che è la base della crescita di ogni praticante Reiki. Chi può incolpare gli ospedali nel loro fare affidamento sul personale in questo modo? La pratica di Reiki appare familiare agli infermieri che conoscono già come toccare dolcemente i pazienti ed è molto semplice rispetto alle più complesse abilità infermieristiche. Per un professionista con una qualifica medica accademica, concentrato sulla risoluzione dei problemi, è più difficile comprendere la profondità di alcuni principi del Reiki. Ecco perchè i programmi di formazione ospedaliera tendono ad essere inadeguati, concentrandosi su informazioni (spesso superficiali), che durano poche ore e comprendono poca o nessuna attività pratica o follow-up. Infine, la categoria degli operatori sanitari sfrutta la propria pratica Reiki quotidiana o la salta completamente perché la cura di sé non è ancora un valore nell’ambiente sanitario convenzionale.

La monetizzazione dei trattamenti Reiki in ospedale
Il Reiki negli ospedali è di solito offerto gratuitamente ai pazienti attraverso dei volontari.  Secondo uno studio pubblicato ad aprile 2017 sul Journal of Alternative and Complementary Medicine intitolato “Inpatients’ Preferences, Beliefs, and Stated Willingness to Pay for Complementary and Alternative Medicine Treatments” però i pazienti ospedalieri sono disposti a pagare in contanti per servizi come un trattamento Reiki. Tale tipo di ricerca – che indaga le preferenze del paziente – può portare la pratica Reiki all’attenzione dei responsabili delle decisioni sanitarie, quelle che dirigono l’attività sanitaria.

Il futuro del Reiki negli ospedali
La medicina ospedaliera è medicina basata sull’evidenza, sulla prova, su dati di ricerca. Che tipo di implicazioni ha sulla medicina integrativa il fatto, per esempio, che un centro di ricerca stimato e rispettato come il Samueli Institute, ha difficoltà ad ottenere finanziamenti? Di tutte le pratiche offerte negli ospedali, il Reiki è il meno ricercato, e con finanziamenti più difficili da ottenere. Ed è probabile che questo non cambi. Ma la scarsa ricerca sul Reiki non ha grandi effetti sulla presenza del Reiki negli ospedali. Il Reiki viene praticato negli ospedali nonostante la mancanza di ricerca perché i benefici per i pazienti e per il personale sono talmente evidenti ai decisori che non possono essere ignorati. Ottenere la loro attenzione è la sfida vera.

Agevola tu stesso l’entrata del Reiki negli ospedali!
Quando è stata l’ultima volta che il tuo medico ti ha consigliato il Reiki, dentro o fuori dall’ospedale? Vuoi che questa situazione cambi? Inizia ad educare i tuoi medici sulla pratica del Reiki. Parlagli di questa tecnica. La tua voce può aiutare a cambiare l’assistenza sanitaria. Ma attenzione, non cercare di persuadere il medico o di spiegare che cos’è il Reiki. Non funziona. Accontentatevi semplicemente di condividere la differenza che emerge quando ricevi un trattamento Reiki o pratichi da solo l’auto-trattamento. Potresti dire: “Ho notato che i miei mal di testa sono meno frequenti e meno intensi quando pratico ogni giorno il Reiki” Oppure “Dormo meglio da quando ho iniziato a ricevere il trattamento settimanale di Reiki“. I medici sono interessati ai risultati. E nello specifico apprezzano i risultati che non presentano rischi, non implicano farmaci e non interferiscono con le cure mediche convenzionali. Se non sei un professionista, puoi condividere il nome di un professionista Reiki credibile in modo che il tuo medico abbia un riferimento da contattare se necessario. Anche i medici che valorizzano la cura integrativa di solito non hanno molto tempo per parlare del Reiki con i loro pazienti. Rendiamogli al cosa più facile.

Tratto e adattato da: reikiinmedicine.org

Consulta gli Studi sul Reiki e l’utilizzo del Reiki negli ospedali in Italia e nel mondo.

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