Reiki in oncologia: il caso dell’Ospedale Cardinal Massaia di Asti

L’Ospedale Cardinal Massaia di Asti effettua trattamenti Reiki sui pazienti del reparto di oncologia come supporto alle terapie convenzionali.
Vista la diffusione del Reiki nelle strutture ospedaliere in Italia e nel mondo, lo Studio Rebis ha avuto  l’idea di proporre questa tecnica giapponese anche presso i  pazienti oncologici dell’Ospedale di Asti. Il 16 febbraio 2007, tale idea è stata presentata da 12 operatori volontari (diventati poi 21) al Direttore della S.O.C. di Oncologia Dott. Franco Testore, e per conoscenza al Direttore del Polo Oncologico di Asti. Di seguito, nel mese di marzo, tale proposta è stata sottoposta all’attenzione del Direttore Sanitario dei PP.OO.RR, al quale sono state documentate le origini, le finalità  e gli effetti attinenti al Reiki, sottolineando che tale iniziativa non avrebbe comportato né aggravi lavorativi per il personale né oneri economici per l’A.S.L o per il paziente.

Il Dott. Franco Testore, al fine di testare l’eventuale beneficio della tecnica sui pazienti che volontariamente avrebbero deciso di sperimentarla, ha attivato uno studio sottoponendolo al vaglio del Comitato Etico territorialmente competente (Comitato Etico dell’Azienda ospedaliera SS. Antonio e Biagio e Cesare Arrigo di Alessandria). Il Comitato Etico, il cui ambito è la valutazione dell’eticità e della valenza scientifica degli studi, e senza l’approvazione del quale non è possibile svolgere studi nelle strutture ospedaliere, nell’ottobre del 2007 esprimeva il proprio parere favorevole alla conduzione dello studio.

Nel gennaio del 2008 gli operatori, dopo essersi messi in regola con le polizze assicurative, con l’idoneità sanitaria rilasciata dal SMLO e dopo aver avuto l’autorizzazione da parte della Direzione Sanitaria all’utilizzo di alcune stanze libere da attività di reparto presso la SOC di Oncologia, iniziavano la loro attività.

In seguito a preventiva valutazione clinica da parte dell’Oncologo e benestare del Primario e dopo aver concordato l’orario, subordinato alle terapie mediche, con il personale medico e di sorveglianza, i pazienti che hanno espresso la volontà di poter fruire della tecnica Reiki, come affiancamento alla terapia tradizionale, hanno iniziato i trattamenti.

La pratica consiste in due trattamenti settimanali intervallati, l’uno dall’altro, da un periodo di sospensione che varia da un minimo di due giorni ad un massimo di tre.
Ad ogni paziente si sottopone, fin dal primo trattamento, un questionario sulla qualità della vita validato EORTC (European Organisation for Research and Treatment of Cancer), normalmente in uso presso i reparti di oncologia, il quale viene compilato, dal paziente stesso, ogni quattro settimane per quattro mesi consecutivi. Lo scopo di tale strumento è valutare eventuali variazioni nella qualità della vita dei pazienti che si sottopongono ai trattamenti.
Non vi è nessun obbligo da parte del paziente il quale può desistere in qualsiasi momento dal progetto inoltre, in accordo con il responsabile degli operatori, per necessità del paziente stesso o attestazione da parte del medico di un notevole miglioramento, i trattamenti si possono ridurre a uno la settimana.
I trattamenti si svolgono in 2 stanze assegnate, nella penombra e con un sottofondo musicale per favorire il rilassamento. Onde evitare eventuali intrusioni involontarie, all’esterno della porta vi è affisso un cartello con su scritto “non disturbare, trattamento in corso, grazie”.
È stato concesso anche un ufficio, condiviso con altri medici, nel quale l’associazione può offrire accoglienza e dare delucidazioni sul progetto spiegando in che cosa consiste il Reiki a chiunque sia interessato.
I pazienti si avvicinano al Progetto in ospedale tramite il passa parola. Le informazioni sono veicolate tramite brochure e manifesti affissi nel reparto di oncologia ed un libretto informativo sul quale si spiega cos’è il Reiki, i suoi effetti, in cosa consiste, il Reiki nel mondo  e quant’altro necessiti per supplire alla mancanza di un’informazione seria ed affidabile. Il paziente, di sua spontanea volontà, discute e richiede al Primario del reparto di partecipare a tale progetto; in seguito al benestare avviene l’iscrizione tramite un operatore che si trova in loco tutti i mercoledì dalla 16.00 alle 18.00. Dopo una successiva conferma, sottoscritta dal Primario, i trattamenti hanno inizio. Nonostante tutte le informazioni, il passaparola tra i pazienti resta il canale preferenziale per avvicinarsi al ciclo di trattamenti Reiki.
L’operatore, dopo aver invitato il paziente a rilassarsi supino, pone le mani su alcuni punti specifici del corpo del soggetto; le mani possono essere a contatto oppure leggermente sollevate, dipende dai punti da trattare. Dopo aver trattato la parte anteriore con la prima e seconda fase, si invita il paziente, se possibile, a girarsi prono per passare alla terza fase. Al termine si offre al paziente un bicchiere di acqua naturale onde smaltire eventuali tossine.

La referente dei volontari Mirna Carosso racconta (Fonte: Komyo Reiki Magazine):
Inizialmente vi sono state alcune difficoltà di ordine pratico, ma con il tempo si sono risolte e attualmente l’ambiente infermieristico si dimostra attento e disponibile nei confronti dell’iniziativa; ineccepibile anche nella pulizia delle stanze e nel dare informazioni utili quando noi non ci siamo“.
In linea di massima i pazienti che partecipano al progetto non conoscono Reiki o sono poco informati in proposito. Alcuni sono dissuasi dai  famigliari ed altri supportati al massimo, dipende: tante teste e tante idee. Certamente il ruolo della famiglia è molto importante, visto che  alcuni di loro non sono autonomi e quindi hanno bisogno di accompagnamento. Nel contempo è molto importante non dare false speranze al paziente ed informarlo che il Reiki non sostituisce le terapie stabilite e l’operatore non interferisce né sostituisce le prescrizioni mediche. Sono felice di affermare che alcuni familiari abbiano chiesto di imparare il Reiki per poterlo usare in autonomia“.

I consigli per fare volontariato Reiki in ospedale

Mirna Carosso spiega come un gruppo di volontari, possa prestare i propri trattamenti Reiki all’interno di una struttura ospedaliera:
Occorre innanzitutto istituire un centro o un’associazione composta di persone disposte a seguire un’etica professionale, non discosta da quella personale, sincera, disinteressata e solida. Il secondo passo consiste nel contattare il Primario del reparto ed esporgli la proposta al progetto  come affiancamento alle terapie tradizionali”. Sarà il Primario stesso ad indicarvi l’iter necessario, poiché presumo cambi da Comune a  Comune. In seguito a benestare, vi sarà da sottoporsi alle visite mediche e da stilare polizza assicurativa, sia quella a responsabilità civile che infortuni cumulativa; di questo dovrà occuparsene il responsabile del centro o dell’associazione che comunque dovrà far capo, anche in seguito, a tutto ciò che necessita per mantenere in vita il progetto. Dovrete procurarvi un lettore con relativi CD, acqua, bicchieri, tutto ciò che occorre per una seduta Reiki, affinché il paziente sia ben accolto e si senta a suo agio. Al paziente non si devono dare informazioni di competenza medica e mai consigliarlo di sospendere le terapie stabilite; il compito dell’operatore è di dare sostegno, appoggio, comprensione, cioè di seguire semplicemente l’etica del Reiki. Ciò che più conta, vi rammento, è la continuità e la serietà nel proseguire quanto iniziato.”

Consulta gli Studi sul Reiki e l’utilizzo del Reiki negli ospedali in Italia e nel mondo.

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