Il Reiki per pazienti oncologici anziani in fase terminale: uno studio italiano

Reiki e cancro: uno studio dimostra gli effetti positivi del Reiki nel trattamento dei pazienti oncologici anziani con un tumore in fase terminale.

I benefici che il Reiki può portare agli anziani sono numerosi e ne abbiamo ampiamente parlato in un precedente articolo che dimostra come l’adulto in età avanzata rappresenta un candidato ideale per la pratica di questa tecnica. Ci sono anche interessanti ricerche nelle quali il Reiki è stato impiegato per alleviare i sintomi di una serie di gravi patologie negli anziani. Nel 2005 la Rivista Italiana di Cure Palliative ha pubblicato l’articolo “Il Reiki nell’assistenza infermieristica al paziente anziano con neoplasia avanzata” riguardante lo studio condotto dall’UOC di Onco-Geriatria dell’Istituto Geriatrico “Pio Albergo Trivulzio” di Milano.

Nel paziente oncologico anziano, la terapia farmacologica del dolore e dei sintomi correlati alla patologia neoplastica è particolarmente delicata, in quanto il soggetto anziano è più sensibile ai sovradosaggi e presenta un aumenta-to rischio di effetti collaterali. Inoltre la malattia oncologica nell’anziano assume caratteristiche specifiche che travalicano il malessere fisico e compromettono seriamente l’equilibrio psicologico del malato. La condizione, o solo la sensazione, dell’abbandono, la perdita dell’autonomia e della forza fisica, l’affievolirsi dell’interesse per il futuro, possono essere lette come interruzione del flusso di energia vitale, come disarmonia tra se stessi e gli altri.
Il Reiki, promuovendo la riattivazione del flusso energetico vitale, rimuove gli ostacoli e i blocchi al libero fluire dell’energia e cura corpo e mente con effetti sensibili sulla qualità di vita.
Scopo del presente studio è valutare se Reiki, in supporto alle terapie convenzionali, possa contribuire ad alleviare i sintomi correlati alla patologia neoplastica nel paziente oncologico anziano, in stadio avanzato o terminale, e migliorare la qualità dell’assistenza da parte del personale infermieristico (progetto “Ospedale senza Dolore”).

La metodologia

In uno studio pilota, prospettico sono stati arruolati 25 pazienti di età >60 anni, affetti da neoplasia in stadio avanzato: tutti i pazienti erano ricoverati nel reparto di geriatria oncologica. La terapia farmacologia è stata libera: sono stati praticati analgesici, antinfiammatori, oppioidi, sedativi, secondo le correnti linee guida delle cure palliative.
I trattamenti Reiki sono stati eseguiti a ‘sostegno’ della terapia convenzionale ed erogati da operatori con il secondo livello Reiki in una saletta appositamente allestita nello stesso reparto di degenza.
Sono state predisposte delle cartelle infermieristiche informatizzate per la registrazione dei seguenti parametri clinici: febbre, pressione arteriosa, dolore, dispnea, astenia,ansia, depressione, insonnia, nausea, vomito, anoressia, diarrea.
Alle variabili è stato assegnato uno score di intensità da 0 (assenza di sintomo) a 10 (massima espressione). Per ciascuna seduta Reiki sono stati registrati profondità del rilassamento e riscontro soggettivo. A fine ciclo è stato registrato l’indice di gradimento del trattamento da parte del paziente. È stato anche tenuto un diario per l’annotazione di testimonianze e dialoghi operatore-paziente particolar-mente significativi.

I risultati

Dalla ricerca emerge che il Reiki è efficace nel contribuire ad alleviare i sintomi della malattia, migliora la qualità di vita e può essere utilizzato a complemento delle terapie analgesiche farmacologiche perché in grado di fornire sollievo psicologico anche nell’ammalato in fase terminale.
Il rilassamento, alla fine delle sedute Reiki, è risultato medio-profondo nel 90% dei pazienti, il riscontro soggettivo di “sentirsi meglio” nel 94%, l’indice di gradimento medio da parte dei pazienti 9,5 (score da 0 a 10).
Il rilassamento indotto da Reiki produceva nella maggioranza dei pazienti un progressivo e rapido abbandono delle difese psico-somatiche, un ‘dolce’ riposo della mente e del corpo, e favoriva l’emergere di materiale immaginativo o pensieri positivi relativi al vissuto personale, recente o remoto. Spesso il paziente era in grado di percepire con maggiore intensità il proprio corpo nelle parti sane, riappropriandosene. In molti casi, il trattamento Reiki si è dimostrato utile e risolutivo, anche in presenza di intensa sofferenza globale.
A parere degli infermieri del reparto oncogeriatrico, il Reiki è risultato molto gradito ai pazienti per i seguenti motivi:

  • dal punto di vista fisico il trattamento Reiki svolge un’azione rilassante sciogliendo le tensioni emotive, regolarizza la pressione arteriosa e il battito cardiaco, distende la muscolatura contratta con un buon effetto analgesico finale ed inoltre ricarica energeticamente;
  • dal punto di vista emozionale il trattamento Reiki riporta in contatto con i propri sentimenti, contribuisce a rasserenare le situazioni intricate, sostiene le relazioni, aiuta a vivere più intensamente il presente, aumenta l’accettazione della malattia e predispone positivamente verso il futuro;
  • dal punto di vista mentale il trattamento Reiki riporta chiarezza, lucidità e può risvegliare l’interesse per l’esistenza nonostante la malattia e la sofferenza;
  • aumenta la consapevolezza di sé e conseguentemente la capacità di riconoscere ed esprimere la propria verità anche nelle situazioni più difficili;
  • dal punto di vista spirituale il trattamento Reiki induce uno stato di maggiore fiducia in se stessi e nella vita. Ci si sente parte di un tutto che scorre e fluisce, si ritrova la forza di pregare o di sperare.

I vantaggi del Reiki si manifestano anche a carico dell’infermiere/operatore che tratta, in quanto il Reiki sostiene la relazione, riduce l’ansia nella cura, aumenta l’empatia e la comprensione per l’altro, sviluppa amore e compassione.
L’inserimento di Reiki nella formazione professionale dell’infermiere può offrire un utile mezzo per valorizzarne la professionalità, trasformando la “manipolazione” del paziente, a volte ruvida e veloce per necessità contingenti, in una vera e propria “terapia di contatto”.

Per consultare l’articolo completo clicca qui.
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