Il Reiki e la pranoterapia: principali differenze e similitudini

Capita spesso che Reiki e Pranoterapia vengano confuse e assimilate come tecniche. Nella sostanza però sono molto diverse.

A osservarle da fuori in effetti Reiki e Pranoterapia sono davvero molto simili. Vedi qualcuno che appoggia delicatamente le proprie mani su qualcun altro. Tutto il resto rimane sostanzialmente invisibile.
Entrambe le tecniche condividono la visione di un sistema energetico umano e universale, rappresentano pratiche per il benessere e non terapie curative, utilizzano le mani (non necessariamente a stretto contatto con il corpo), lasciano il cliente vestito, non prevedono la manipolazione/massaggio.

Il termine pranoterapia è molto più conosciuto e quindi tende a inglobare il Reiki di più recente diffusione (vedi la storia). In realtà sono tecniche solo esternamente e formalmente simili ma profondamente diverse per quanto riguarda gli aspetti sostanziali.

Vediamone le differenze….

L’operatore Reiki rappresenta un tramite, un canale di quell’energia universale (non sua) che in quanto tale è inesauribile. La sua azione prevede il solo lasciar scorrere l’energia Reiki quindi non corre il rischio di assorbire l’energia personale del cliente. Ovviamente questo non esclude lo scambio energetico personale che avviene in qualsiasi relazione comune a prescindere dal fatto che in quel momento si stia o meno utilizzando qualsivoglia tecnica.
Il pranoterapeuta invece è esso stesso fonte di energia per il cliente. È da sottolineare però che anche il pranoterapeuta non si dissocia dalla visione di un’energia universale esterna a lui, ma essendo anch’egli parte stessa dell’Universo, agisce sul cliente tramite l’elaborazione dell’energia universale che avviene in lui. Questa differenza, nonostante possa sembrare ad alcuni solo marginale, in realtà ha concettualmente una valenza molto profonda. Un pranoterapeuta ad esempio, secondo questa logica, non può operare in condizioni di problemi personali in quanto la propria energia si troverebbe in condizione critica a differenza di un energia universale che attraversa solo un canale (come nel Reiki).
Sostanzialmente operatore Reiki posso diventarlo, pranoterapeuta no perchè quest’ultimo è una persona che nasce con una quantità di energia personale in eccesso rispetto al suo fabbisogno. Chiaramente poi anche i pranoterapeuti lavorano su questa loro predisposizione innata (spesso pare anche tramandata a livello familiare) migliorandola con la formazione e l’esperienza.
Per diventare operatore Reiki (ma anche semplicemente un reikista praticante) sono necessarie le cosiddette “attivazioni” che vengono realizzate durante il corso. Si tratta di trattamenti energetici brevi ma intensi che, stimolando il sistema energetico della persona, rendono possibile l’utilizzo dell’energia universale attraverso il proprio corpo. Il pranoterapeuta invece non ha attivazioni particolari (ha già in sè infatti la dote di eccedere di energia personale).
Il pranoterapeuta, anche non escludendo trattamenti di sola imposizione manuale, può in alcuni casi aggiungere l’utilizzo della visualizzazione e volontà come canalizzatori dell’energia al fine di condizionarne l’effetto.
Le mani dell’operatore Reiki sono uguali ed è possibile realizzare un trattamento anche con una mano sola (chiaramente nell’unità di tempo il flusso di energia Reiki sarà dimezzato). Il pranoterapeuta invece presenta una mano radiante (dx) ed una assorbente (sx). Quest’ultima, è utilizzata per liberare il cliente da energie tossiche e questo potrebbe, nel caso di un operatore non ben preparato, sortire effetti negativi sull’operatore stesso.
Al termine di un trattamento il pranoterapeuta, una volta terminato il suo plus energetico rischia di andare in esaurimento. Per questo il secondo non può operare continuamente, ma per un tempo limitato. Al termine della sessione, inoltre, occorre che, con procedure specifiche che ben conosce, scarichi l’energia negativa assorbita dal cliente. L’operatore Reiki non ha di questi problemi e finite le sue sessioni (ne può realizzare senza limiti se non quelli della stanchezza fisiologica e dell’attenzione/cura dovuta al suo cliente) il suo stato di benessere è migliore di quando ha iniziato. L’effetto “canna bagnata” lasciato dall’energia Reiki che è transitata attraverso di lui, è infatti molto piacevole.

Esistono ormai sul mercato diversi pranoterapeuti reikisti (più o meno ufficialmente) e che continuano a presentare la loro originaria identità professionale ma poi nei fatti durante le sedute in realtà realizzano trattamenti Reiki al cliente. Perchè? Fondamentalmente perchè è più semplice e meno rischioso per loro come operatori.

Quale delle 2 tecniche è la migliore?

Non esiste una risposta a questo tipo di domanda se non quella di valutare le proprie caratteristiche e le proprie convinzioni. L’errore però che di sicuro non si deve commettere è quello di entrare nella trappola di valutare le due tecniche come fossero in competizione fra di loro e decretarne la vincente. Probabilmente la marcia in più rappresentata dal Reiki è il forte accento posto alla possibilità di rendersi autonomi nel suo utilizzo. Frequentando un semplice corso di primo livello Reiki si è, infatti, in grado da subito di utilizzare le proprie mani su di sè e sugli altri.
La verità è che le due tecniche condividono uno scopo comune utilizzando due prassi diverse.
Occorre non dimenticare mai che è il cliente che si “cura” attraverso l’operatore e non l’operatore che cura il cliente. In questa visione l’operatore (reiki o prano che sia) rappresenta in ogni caso solo un mezzo per arrivare a uno scopo.

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