Nuove prove dalla scienza. E il Reiki a distanza è sempre meno magico…

Il Reiki a distanza non è magia ma ha a che fare con ciò che la fisica quantistica chiama entanglement: la connessione fondamentale tra le particelle.

Ne avevamo parlato già in un precedente articolo e la scienza continua a portare nuove conferme del misterioso “abbraccio” a distanza tra particelle chiamato entanglement dalla fisica quantistica. Si tratta di un fenomeno che esce dagli schemi della fisica classica: l’intreccio invisibile che collega il destino di due sistemi fisici. Le prove, tra le più solide finora disponibili, sono state raccolte sfruttando antichi quasar, oggetti cosmici la cui luce è stata intercettata anche grazie agli italiani Massimo Cecconi e Adriano Ghedina, che lavorano alle Isole Canarie presso il Telescopio Nazionale Galileo dell’Istituo Nazionale di Astrofisica. Le stelle quindi confermano quell’abbraccio tra particelle che inquietava Einstein.I risultati dello studio sono pubblicati sulla rivista Physical Review Letters dal Massachusetts Institute of Technology e dall’Università di Vienna. Il fenomeno dell’entanglement è un intreccio invisibile che unisce il destino di due sistemi fisici anche molto lontani fra di loro nello spazio e nel tempo. Ciò significa che qualsiasi azione fatta su un sistema finisce per alterare istantaneamente anche l’altro.

Negli Anni ’60 il fisico John Bell calcolò il limite teorico oltre il quale questa correlazione doveva necessariamente avere una spiegazione quantistica e non classica. Nei decenni successivi, però, si è continuato a ragionare sulle possibili falle che tarlano gli esperimenti mirati a dimostrare che la visione offerta dalla teoria quantistica sia quella corretta.

Per circoscrivere sempre di più tali falle, i ricercatori sono andati su una montagna delle Canarie e hanno iniziato a raccogliere dati da due grandi telescopi posti a 1 km di distanza l’uno dall’altro: il William Herschel Telescope e il Telescopio Nazionale Galileo. Puntati verso due quasar, i due telescopi hanno sfruttato la loro luce (emessa rispettivamente 7,8 e 12,2 miliardi di anni fa) per misurare le proprietà di fotoni emessi già “abbracciati” nell’entanglement da una stazione posta a metà strada fra i due telescopi.
I ricercatori hanno trovato correlazioni in oltre 30 mila paia di fotoni, superando di gran lunga il limite calcolato da Bell.

Se dovesse esserci un complotto finalizzato a simulare la meccanica quantistica con un meccanismo che in realtà appartiene alla fisica classica“, ha spiegato il fisico Alan Guth, “allora dovrebbe essersi messo in moto almeno 7,8 miliardi di anni fa, sapendo esattamente quando, dove e come sarebbe stato fatto l’esperimento. Questo pare altamente improbabile, dunque abbiamo una prova molto forte che la meccanica quantistica è la giusta spiegazione“.

Fonte della notizia: Ansa

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