
Ovvero fare qualcosa semplicemente per il gusto di farla.
Gran parte delle nostre giornate ha uno scopo.
Lavoriamo per ottenere un risultato, organizziamo il tempo, risolviamo problemi. Ci prendiamo cura della casa e delle persone e programmiamo ciò che viene dopo.
Anche il tempo dedicato a noi facilmente acquista uno scopo. Ad esempio facciamo movimento per stare in forma, cuciniamo consapevolmente per restare in salute e meditiamo per centrarci e rilassarci. Ancora leggiamo per imparare e seguiamo un corso per crescere.
E tutto questo va bene, anzi è perfetto.
Tuttavia per mantenere un sano equilibrio abbiamo bisogno anche di un altro tempo: quello dedicato a qualcosa di fatto semplicemente perché ci piace.
È il tempo dedicato a ciò che ci diverte, ci incuriosisce, ci fa ridere o ci fa perdere piacevolmente la cognizione del tempo.
Un po’ come un pescatore che trascorre ore in riva al mare, aspetta pazientemente che un pesce abbocchi e, quando finalmente lo prende, lo libera e lo lascia tornare in acqua.
Qualcuno potrebbe chiedergli il motivo e l’utilità dello stare lì a pescare, se poi ributta il pesce in mare, e la risposta potrebbe essere molto semplice: perché gli piace pescare.
Il piacere è nel tempo trascorso lì, nell’attesa, nei gesti, nel silenzio, nell’emozione di sentire la lenza tirare. Il pesce da portare a casa è secondario.
Ci sono esperienze che hanno valore proprio mentre le viviamo. Il loro “risultato” è il piacere che ci hanno regalato, l’emozione.
Quando facciamo spazio al piacere, facciamo spazio anche alla leggerezza.
E la leggerezza ha bisogno di spazio.
Spazio nelle nostre giornate, tra ciò che dobbiamo fare e ciò che scegliamo di fare. Spazio per una risata, per una conversazione che si prolunga, per una passeggiata, per un interesse coltivato per puro piacere, per stare con persone con cui ci sentiamo bene.
La leggerezza nasce anche da questi momenti. Da un tempo che segue il piacere, la curiosità, la voglia di stare insieme e di goderci ciò che stiamo vivendo.
E quando rallentiamo abbastanza da restare in questi momenti, cominciamo anche a sentirli di più.
Più siamo presenti a quell’esperienza, più possiamo accorgerci delle sensazioni e delle emozioni che porta con sé. Possiamo assaporare un momento piacevole, anziché attraversarlo con la mente già proiettata verso la cosa successiva.
Il piacere passa anche da qui: dal prenderci il tempo di sentirlo.
Se riempiamo ogni spazio libero, rischiamo di avere sempre meno occasioni per accorgerci di ciò che ci piace davvero.
Un piccolo esercizio di leggerezza
Proviamo per qualche giorno a osservare le domande che facciamo alle persone che amiamo, ai nostri compagni o ai nostri figli.
“Come è andata oggi?”
“Hai fatto i compiti?”
“Quanto hai preso?”
“Ti sei preparato per la riunione di domani?”
“Cosa hai fatto oggi?”
Sono domande che fanno parte della quotidianità e raccontano l’attenzione che dedichiamo alla loro vita, alla loro crescita e alle loro responsabilità.
Accanto a queste possiamo iniziare a farcene altre.
“Come ti senti?”
“Oggi ti sei divertito?”
“Hai riso?”
“Hai fatto qualcosa che ti è piaciuto?”
“C’è stato un momento in cui sei stato proprio bene?”
“Hai avuto un po’ di tempo per fare quello che volevi?”
E possiamo osservare anche ciò che riconosciamo e valorizziamo.
Le domande che facciamo e le cose a cui diamo valore raccontano, giorno dopo giorno, qualcosa di ciò che consideriamo importante.
Forse fare spazio alla leggerezza significa anche questo: riconoscere il valore di un tempo che ha come unico risultato essere stato piacevole.
Per i nostri compagni, i nostri figli e anche per noi.