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Accettare o rassegnarsi: la differenza che fa la differenza

di Angeline D’Ascanio

Premessa importante: l’unica persona che possiamo provare a cambiare, con consapevolezza e impegno, siamo noi stessi.

Perché quando desideriamo cambiare un’altra persona, o cerchiamo concretamente di farlo, indipendentemente dal tipo di relazione che abbiamo con lei, rischiamo di andare incontro a diverse difficoltà.

Potremmo non ottenere il cambiamento sperato, o addirittura provocare una reazione opposta. Potremmo continuare ad alimentare aspettative che non si realizzeranno mai. Oppure potremmo creare tensioni e conflitti con l’altra persona, che potrebbe sentirsi non compresa e non accettata per ciò che è.

Questo può diventare un problema importante, sia per la persona sia per la relazione, perché sentirsi accettati è uno degli elementi fondamentali di un rapporto sano, basato sull’affetto e sull’amore.

Cosa significa davvero accettare?

Spesso confondiamo l’accettazione con la rassegnazione, come se accettare volesse dire sopportare passivamente ciò che accade o adattarsi agli altri senza poter fare nulla.

La differenza fondamentale è che l’accettazione è un atteggiamento attivo, mentre la rassegnazione è un atteggiamento passivo.

Accettare è uguale a guardare quella persona o quella situazione per ciò che è, riconoscere la realtà e decidere come comportarci di conseguenza.

Quando accettiamo, siamo noi a scegliere come agire. Quando ci rassegniamo, invece, lasciamo che siano gli altri o le circostanze a determinare ciò che viviamo.

Per riuscire ad accettare, sono importanti tre capacità:

  1. Ritornare a se stessi. Riconoscere le proprie emozioni, i propri bisogni e le proprie reazioni, comprendendo che il modo in cui li viviamo ci riguarda e che possiamo prendercene cura senza attribuirne completamente la responsabilità agli altri o alle circostanze.
  2. Osservare. Imparare a guardare noi stessi, le altre persone e ciò che accade, cercando di vedere la realtà per quella che è.
  3. Agire di conseguenza. Una volta riconosciuto ciò che proviamo davanti a una persona, a un comportamento o a una situazione, possiamo decidere come rispondere e quali scelte compiere.

È importante, anche, distinguere tra osservare e giudicare.

Quando giudichiamo, aggiungiamo alla realtà una nostra valutazione personale. Ci chiediamo se qualcosa ci piace oppure no, se lo consideriamo giusto o sbagliato, bello o brutto.

Quando trasformiamo queste valutazioni soggettive in verità assolute, dimentichiamo che rappresentano unicamente il nostro modo di vedere le cose.

Osservare, invece, significa riconoscere ciò che esiste, senza aggiungere immediatamente un giudizio.

Per esempio, dire “quella sveglia è nera” significa descrivere ciò che vediamo. Dire “quella sveglia è brutta perché è nera” significa esprimere una valutazione personale.

Lo stesso accade nelle relazioni.

Dire “quando questa persona alza la voce, provo emozioni spiacevoli” significa osservare un comportamento e riconoscere ciò che suscita in noi.

Dire “questa persona si comporta male perché alza la voce e mi fa soffrire, quindi deve cambiare” significa aggiungere un giudizio e aspettarsi che sia l’altro a modificare il proprio comportamento.

Accettare una persona significa comprendere che non abbiamo il potere di cambiarla, anche quando alcuni suoi comportamenti ci provocano dolore o disagio.

Possiamo osservare ciò che fa, riconoscere come ci sentiamo e scegliere come comportarci.

La soluzione sarà allenarsi ad esprimere con chiarezza ciò che proviamo, parlando in prima persona e comunicando i nostri bisogni in modo assertivo.

A quel punto, l’altra persona sarà libera di decidere se modificare spontaneamente il proprio comportamento.

Noi, nel frattempo, possiamo valutare la situazione e scegliere quali azioni intraprendere, partendo da ciò che abbiamo osservato e compreso.

Accettare l’altro ci permette di scegliere se lasciar correre, non dare peso a determinati comportamenti, affrontare alcune situazioni con maggiore leggerezza oppure, quando necessario, lasciar andare e cambiare ciò che c’è da cambiare per il nostro bene.

Questo principio non riguarda soltanto le relazioni, ma anche le circostanze che incontriamo nella vita.

È molto più facile rimanere intrappolati in una situazione quando ci rassegniamo che quando impariamo ad accettarla davvero.

Coltivare l’arte dell’accettazione

Accettare non è qualcosa che accade automaticamente, solo perché abbiamo capito con la mente come stanno le cose. È un’arte che si coltiva, un percorso che richiede consapevolezza, pratica e strumenti adeguati, capaci di accompagnarci in un cambiamento profondo.

Noi della Scuola Il Reiki abbiamo i nostri strumenti: il corso Curare la relazione, la meditazione Vipassana, il metodo Metha ed altre pratiche che ci aiutano a conoscerci, a osservare ciò che viviamo e a sviluppare la capacità di scegliere e agire con maggiore consapevolezza.

Tuttavia non esiste un unico percorso valido per tutti. Ognuno ha bisogno di trovare gli strumenti più adatti a sé, quelli che lo aiutano non soltanto a comprendere, ma anche a trasformare questa comprensione in scelte e azioni concrete.

L‘accettazione non si esaurisce nel vedere le cose per come sono: prende forma anche nei passi che scegliamo di fare, giorno dopo giorno, per non continuare a vivere ciò che non ci fa bene.

Scopri tutte le attività della scuola ilReiki!

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