I benefici del Reiki in ostetricia e ginecologia: parla la dott.ssa Jeri Mills

La dott.ssa Jeri Mills è un medico specializzato in ostetricia e ginecologia. È anche veterinaria, insegnante di Reiki e scrittrice. Ha tenuto numerose conferenze sull’integrazione della medicina occidentale con le tecniche energetiche. Dedica il suo tempo alla scrittura e all’insegnamento. Il suo obiettivo è quello di rappresentare un ponte tra la medicina orientale e occidentale. In una recente intervista il conduttore di un talk show radiofonico ha chiesto alla Mills “Cosa mai fa scrivere a una scienziata, una veterinaria e un medico un libro sul Reiki? “. La risposta della Mills è stata “Perché funziona!

La Mills racconta che per lei la medicina energetica è stata la realizzazione di un sogno. Quando frequentava l’università di medicina e la scuola veterinaria, ogni volta che si sentiva frustrata dai limiti della medicina occidentale, si rifugiava nei libri di fantascienza e fantasy, in quei mondi dove le persone usavano la loro psiche, dove i chirurghi eseguivano guarigioni con le loro mani e con le loro menti invece che con i bisturi. Ma era tutto solo un sogno. Poi, nel 1993, trasferendosi a Tucson, in Arizona, ha scoperto che esistevano persone vere che lo facevano sul serio.
Dopo aver conosciuto una persona con un dottorato in psicologia che utilizzava tecniche energetiche, la Mills inizia a leggere, sperimentare, fare meditazione, fino a che un giorno una sua paziente del reparto ginecologia durante i controlli annuali le rivela di essere un’insegnante di Reiki.
Dopo aver appreso il Reiki da Theresa, la dott.ssa Mills lo ha utilizzato su ogni sua paziente per alleviare il suo dolore e accelerare il suo travaglio. Esitava però nel dire alla gente cosa stava facendo.

Alla fine, la situazione si presentò quando non c’era altra scelta che uscire allo scoperto. Una mattina ho preso in carico la sedicenne Maria che stava per partorire il suo primo bambino ed era stata male tutta la notte. Le lacrime le rigavano le guance mentre afferrava freneticamente la mano di sua madre. Quando ho esaminato Maria, la sua cervice non era più dilatata di quanto non fosse stata al momento del ricovero, sei ore prima. Il suo bambino inoltre era molto grande. Temevo che questa giovane donna avrebbe richiesto un taglio cesareo per partorire suo figlio. Ma Maria, nonostante la stanchezza, era irremovibile nel suo rifiuto. Voleva un parto naturale. Consapevole che un parto naturale era impossibile senza un qualche tipo di intervento, e non potendo usare nessuno degli strumenti che la medicina occidentale aveva da offrire, c’era solo un’altra cosa che potevo fare per cercare di aiutare questa giovane donna. Facendo un respiro profondo, ho respinto la paura di essere ridicolizzata o addirittura di perdere il lavoro e le ho detto – Bene, recentemente ho imparato a fare una cosa che si chiama Reiki. È un’antica arte di autoguarigione pratica. L’unica cosa che posso garantire è che non causerà alcun danno, ma potrebbe portare via un po’ del dolore e aiutarti a rilassarti in modo da poter partorire il tuo bambino – La sua faccia si illuminò – “Oh si! Mia nonna usava sempre le mani per alleviare il dolore quando ero piccola. Per favore, usa il Reiki con me!
Normalmente ci vogliono circa due ore perché una donna partorisca il suo primo bambino, ma dopo soli 45 minuti, e senza richiedere un’episiotomia, Maria partorì.

I risultati

Da quel giorno la dott.ssa Mills ha offerto trattamenti Reiki a tutte le sue pazienti in travaglio e chirurgia ed incredibili cose hanno iniziato ad accadere. Le donne dormivano durante la prima metà del travaglio, un momento in cui c’è molto dolore ma non si possono offrire antidolorifici per paura che fermino il travaglio. Alcune donne dormivano anche durante tutto il travaglio con solo Reiki per il controllo del dolore. Le donne che avevano avuto precedenti tagli cesarei per bambini di sette chili ritenuti troppo grandi partorivano successivamente bambini più grandi.

Il mio tasso di cesarei è sceso da cinque o sei al mese a non più di uno al mese. Le pazienti di chirurgia avevano una durata della degenza ridotta di un giorno o due rispetto al previsto e avevano bisogno di meno antidolorifici rispetto ad altri pazienti

L’atteggiamento dei colleghi

Per la Mills era come un sogno diventato realtà: essere in grado di far sentire meglio le pazienti con il semplice tocco delle mani. Eppure, non tutti erano contenti dell’uso del Reiki durante il lavoro della Mills. Alcune infermiere si scambiavano commenti maliziosi.
Gli atteggiamenti lentamente iniziarono a cambiare. Nel suo ufficio ogni mattina la Mills raccontava le varie casistiche di Reiki. All’inizio i colleghi sorridevano rispondendo che i pazienti probabilmente stavano bene semplicemente perché lei era una brava signora che passava molto tempo con loro. Allora la Mills iniziò a offrire trattamenti Reiki allo staff stesso: mal di testa, mal di schiena, una cisti dolorosa nel polso di un’infermiera… Presto le infermiere si resero conto che c’era qualcosa di reale nei benefici del Reiki. Quando una di loro stava male, invece di cercare l’antidolorifico cercavano la Mills per un trattamento. Piano piano le risate sono terminate e lo staff ha iniziato a parlare bene del Reiki ai loro amici.
Ognuno dei medici con cui ho lavorato ha avuto una reazione diversa quando ho iniziato a usare il Reiki sul lavoro. Elin venne a casa mia per dei trattamenti Reiki, ma non ricordava mai il nome di “quella cosa che fa Jeri” quando parlava con altri dottori. Joe rise di me e insinuò che le donne erano credulone e poco intelligenti. Jack era calmo e rispettoso. Alan e sua moglie sono diventati entrambi miei allievi. Usano il Reiki a casa quasi ogni giorno. Nonostante il suo apprezzamento per Reiki, in sette anni Alan non ha mai offerto Reiki ai suoi pazienti“.

Il Reiki si diffonde in ospedale

In ospedale la Mills ha iniziato a offrire trattamenti a infermieri e medici che, dopo aver sperimentato il Reiki, spesso chiedevano aiuto per i loro pazienti in momenti in cui le risorse della medicina occidentale non erano sufficienti.
Una mattina, nella stanza di pre-anestesia, mentre utilizzavo Reiki per calmare una paziente e prepararla per un intervento chirurgico, un’infermiera si precipitò con un sorriso radioso sul viso – Oh che meraviglia! Sono un praticante di Reiki. In realtà c’è un intero gruppo di noi qui in ospedale. Ci incontriamo e ci scambiamo reciprocamente trattamenti una volta al mese, ma la maggior parte di noi non ha mai offerto cure ai nostri pazienti perché temiamo che i dottori si arrabbino“.

Per mesi gli infermieri hanno chiesto e osservato ma in genere sono rimasti poco coinvolti, poi un giorno un’esperienza drammatica ha causato un cambiamento nei loro atteggiamenti. Una paziente ad alto rischio aveva una conta piastrinica pericolosamente bassa. A un esame ecografico era emerso che non c’era più liquido amniotico attorno al suo bambino. C’era la preoccupazione che, se la paziente avesse partorito, il bambino alla fine si sarebbe rovesciato, avrebbe rotto il cordone ombelicale e sarebbe morto in utero. All’inizio del travaglio la paziente, con notevole dolore, ha chiesto un’epidurale che non era possibile fare per il basso numero di piastrine. Era problematico darle anche molto antidolorifico per via endovenosa perché poteva fermare il suo travaglio. Alla fine la Mills decise di dare una dose molto leggera di antidolorifico, utile solo per un po’ di rilassamento, e si affidò al Reiki. Tutto andò poi al meglio.
La mattina seguente, mentre entrava nell’ascensore dell’ospedale pronta a fare il giro, si imbattè in un’infermiera appena uscita dal turno di notte. “Dott.ssa Mills, l’intero reparto sta parlando di quello che ha fatto ieri mattina. Può insegnarcelo?

Da allora la dott.ssa Mills, prima di lasciare quell’ospedale per iniziare l’attività privata in una città vicina, ha insegnato Reiki per un gruppo di infermieri, è stata invitata a parlare alla classe Ostetricia e Ginecologia dell’Università dell’Arizona (College of Nursing) e invitata a parlare dei Reiki al gruppo di supporto per la radioterapia oncologica nello stesso ospedale.

Nel processo di introduzione del Reiki nel nostro ospedale, ho avuto un vantaggio che la maggior parte dei praticanti di Reiki negli ospedali non ha. Ero un medico, e avevo lavorato in quell’ospedale abbastanza a lungo per stabilire la mia reputazione di medico competente e capace molto prima che iniziassi apertamente a offrire trattamenti Reiki lì. Essere un medico mi ha reso più libera rispetto alle politiche ospedaliere che dettano le azioni di infermieri e altro personale. In molte istituzioni gli infermieri devono attendere le decisioni amministrative che consentono loro di utilizzare il Reiki in ospedale. Per loro può essere un viaggio molto più arduo.
I progressi sono lenti ma ora ci sono volontari Reiki nelle unità di oncologia e negli hospice. Sempre più infermieri e personale di supporto apprendono il Reiki. Alcuni operano ancora in silenzio, temendo le reazioni dei loro colleghi o le condanne dei medici e dell’amministrazione sanitaria. I loro pazienti ne traggono beneficio e spesso mi raccontano le loro storie. Quando ho la sensazione che i progressi siano lenti, mi costringo a pensare solo al presente…

Fonte: Jeri Mills, M.D., “Reiki in Hospitals. How I introduced Reiki Treatments into my Obstetrics and Gynecology Practice“, Reiki News Magazine, Summer 2003 (Testo completo in inglese).

Vuoi approfondire il rapporto tra Reiki, scienza e medicina?
Leggi gli studi sul Reiki ed il suo utilizzo negli ospedali.

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